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L’organizzazione dell’orto

Nell’organizzazione di un orto si presentano tre casi: il giardino è completamente libero da vegetazione, il giardino è parzialmente alberato, il giardino è completamente alberato con vegetazione alta.
Cominciamo dall’ultimo caso: l’orto non può coesistere con alberi alti in quanto gli ortaggi sarebbero coperti da un ombreggiamento totale; l’assenza di luce impedirebbe la loro produttività.
In presenza di un terreno interamente libero il problema non si pone in quanto l’orto può essere pianificato secondo le esigenze personali combinando anche ortaggi e piante ornamentali. In un giardino parzialmente alberato, specialmente con specie basse, negli spazi liberi è possibile impiantare le parcelle dell’orto, anche se con qualche sacrificio per le piante.
Per parcella si intende lo spazio dedicato alla coltivazione, delimitato da viottoli. Poiché questi in presenza di pioggia diventano impraticabili, vi si dovrebbe spandere sopra uno strato di pietrisco, brecciolino o rifiuto di cava.
Consideriamo soltanto il primo caso (giardino libero da vegetazione) in quanto il secondo può essere assimilato al primo con le limitazioni dettate dallo spazio a disposizione, cioè una riduzione o eliminazione dei viottoli e una riduzione della distanza tra le fila e nelle fila, anche se questa restrizione comporterà poi un disagio nella coltivazione.
È bene procedere ad una progettazione sommaria delle parcelle. La loro dimensione va progettata in funzione degli ortaggi che si intendono piantumarvi; una parcella per i cavolfiori deve essere più grande di una per le lattughe; ancora più grande deve essere quella dedicata ai carciofi o ai cardi. È consigliabile facilitare l’accesso alle parcelle con viottoli larghi non meno di cm 60 per consentire il passaggio di una carriola.
In un giardino ampio si può prevedere uno spazio per una o più serre, una piccola area per la composta dove accumulare i rifiuti organici che con il tempo saranno trasformati in concime, e un sito per il semenzaio (cassoni di legno o mattoni coperti da lastre di vetro) se si ha l’intenzione di iniziare la coltivazione dal seme per trapiantare poi le piantine in piena terra.
Si deve tenere conto anche dell’esposizione del terreno: la quantità di soleggiamento disponibile e quella di cui necessitano i vari ortaggi.
È indispensabile conoscere il tipo di terreno; per questo ci si può rivolgere agli istituti specializzati.
Si deve poi conoscere la disponibilità di acqua per l’irrigazione specialmente nei momenti di crisi nel periodo estivo per programmare quali ortaggi impiantare in base al loro fabbisogno idrico. Infine è indispensabile programmare la rotazione delle colture: ogni ortaggio non può essere piantumato nella stessa parcella prima di tre anni per non indebolirne la produzione e per evitare lo sviluppo di parassiti.
È consigliabile, altresì, non coltivare nella stessa parcella successivamente due ortaggi appartenenti alla stessa famiglia, ad esempio al pomodoro non fare seguire un’altra solanacea: la melanzana o il peperone.
Per l’orticoltore dilettante si riporta in modo sintetico la suddivisione degli ortaggi più comuni in base alle famiglie di appartenenza:

ombrellifere carota, finocchio, prezzemolo;
solanacee (commestibili) pomodoro, melanzana, peperoncino, peperone, patata;
crocifere cavolo, ravanello, cavolfiore;
liliacee aglio, scalogno, cipolla, erba cipollina;
composite cicoria, lattuga, tarassaco, cardo, carciofo;
rosacee fragole;
cucurbitacee cetriolo, melone, cocomero, zucche varie;
leguminose pisello, fava, fagiolo;
chenopodiacee spinacio, bietola da coste;

Riporto come esempio la rotazione che ho adottato in questi anni nel mio orto facendo riferimento alle richieste nutrizionali dei singoli ortaggi.
Ho suddiviso l’orto in dieci parcelle; tre di queste le ho riservato ad alcune piante perenni, cioè con una durata superiore a due anni (fragole, carciofi e cardi); nelle altre, in periodo invernale con raccolto in primavera, ho piantato ortaggi con debole richiesta di elementi nutritivi del terreno e che nello stesso tempo ne arricchiscono a fine coltivazione la fertilità (fave, piselli, scarola e lattuga); sempre nello stesso periodo ho utilizzato due parcelle per cavolfiori e cavoli broccolo (sparaceddi), che però appartengono ai forti consumatori di sostanze nutritive; in primavera con raccolto estivo, a fave, piselli, scarola e lattuga ho fatto seguire ortaggi forti consumatori di sostanze nutritive (fagiolini, melanzane, peperoni, pomodoro per salsa e per insalata, e nelle parcelle che in inverno sono rimaste libere: zucche, zucchine e cetrioli; nello stesso periodo ho lasciato libere le parcelle utilizzate in inverno per cavolfiori e sparacelli per dare modo al terreno di riposare. L’anno successivo ho ruotato nelle parcelle la coltivazione in modo che ogni ortaggio ha occupato la parcella contigua lasciando nel contempo una o più parcelle libere per il riposo annuale. Così ho operato ogni anno in modo da instaurare cicli annuali regolari fino a quando la coltivazione è ritornata alla parcella iniziale.
Non fidatevi della memoria per non affidarvi al caso: è bene disegnare uno schema delle parcelle, numerarle, e annotare anno dopo anno le varie coltivazioni.
All’interno delle parcelle la piantumazione degli ortaggi si attua in interfilari, i «vattali», solchi ove scorre l’acqua d’irrigazione. La pratica colturale prevede che nel periodo estivo gli ortaggi siano piantumati alla base del«vattale» in modo che possano beneficiare al massimo dell’acqua d’irrigazione, mentre nella stagione invernale siano collocati nel colmo del «vattale» per non danneggiare la pianta con il ristagno dell’acqua piovana.
L’acqua è un elemento indispensabile per tutte le colture, ma lo è soprattutto per gli ortaggi che hanno radici superficiali che si sviluppano nella parte del terreno che con la calura si asciuga in breve tempo.
Nei periodi di siccità invernale e durante tutto il periodo primaverile estivo è necessario ricorrere all’irrigazione. Una volta c’erano le enormi vasche che fornivano l’acqua per riempire i «vattali»; oggi, specialmente nei piccoli orti familiari, l’acqua può essere distribuita o con l’innaffiatoio, il metodo più semplice ma poco efficiente perchè può essere utilizzato soltanto per piccole superfici, oppure con il tubo di gomma; in questo caso si deve prevedere in corrispondenza di ogni parcella una presa d’acqua.
In questi ultimi anni ha avuto notevole sviluppo l’impianto di irrigazione a goccia con tubi forati. Questo metodo semplifica la coltivazione e lascia molto tempo libero all’operatore.
In ogni filare si colloca un tubo forato a distanza adeguata alla specie da piantare; questi tubi sono collegati ad un tubo di diametro superiore adduttore dell’acqua.
In corrispondenza dell’attacco si applica una chiusura da aprire soltanto per ogni filare da irrigare e per il tempo necessario.


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