VIAGGI
esperienze di viaggio
Gita nella Valle dei Templi di Agrigento
Gita a Praga
La prima cosa che ti viene
in mente lasciando Praga è di tornarci
un’altra volta prima possibile.
Praga la magica – la magia di Praga.
Non sono modi di dire o luoghi comuni ma sensazioni reali che ho
personalmente sperimentato e che non mi sono mai successe visitando
altre città.
Il cuore di Praga è la Città vecchia (Stare Mesto in lingua ceca) che,
insieme al quartiere ebraico (Josefov), alla città nuova (nove mesto),
si trova sulla sponda destra della Moldava,
il fiume che attraversa la città e che sfocia
nell’Elba.
Il cuore del centro storico di Praga è la piazza completamente
ristrutturata della Città Vecchia, un gioiello di
architettura e di armonia di forme.
Al centro troneggia la statua del riformatore Jan Hus , sul lato
opposto, l’orologio astronomico
sul palazzo del Municipio mentre sul
lato est si possono scorgere i torrioni e le guglie gotiche della Cattedrale
di Tyn. E’ possibile salire sulla torre del Municipio e
godere di una magnifica vista della Piazza e anche oltre.
Percorrendo la sempre trafficata Melantrichova,
si arriverà a piazza Venceslao che non è
la tipica piazza cittadina. Trattasi di un ampio viale in pendenza
lungo circa 700 metri e largo 60, caratterizzato da una trafficata fila
di negozi, hotel, ristoranti, night clubs e casinò.
La statua equestre di San Venceslao alla sommità della piazza è un
monumento d’importanza storica,
una targa nelle vicinanze
è dedicata alle vittime del comunismo.
Scendendo lungo la via Celetnà, ricca di
negozi, si può arrivare alla Torre
delle Polveri,
una delle storiche porte della città vecchia. Al Quartiere
ebraico(Josefov), ai margini della Piazza della Città
Vecchia, è possibile visitare la Maiselova synagoga,
la sinagoga spagnola, il vecchio cimitero ebraico,
la Klausova sinagoga e la Sala
Cerimonie. La Sinagoga Vecchianuova
è la più antica sinagoga funzionante dell’Europa centrale. Tornando un
po' indietro e passando nuovamente dalla piazza dell’orologio
astronomico si arriva ad un’altra meraviglia: il ponte
Carlo, un ponte di pietra in stile gotico che collega la
Città Vecchia a Malà Strana,
edificato sotto il regno di Carlo IV. Il ponte, oltre che dai
turisti, è molto amato anche dagli artisti locali, da musicisti e da
venditori di souvenirs che vi collocano le loro bancarelle durante
tutto l’anno. Il ponte Carlo è anche una postazione privilegiata per
godere una
panoramica del Castello di Praga
nella sua interezza e che da sempre è il simbolo della città (un po’
come la Tour Eiffel per Parigi o il Colosseo per Roma).
Inutile aggiungere che anche il Borgo del Castello
è da visitare ed è anche un’occasione per godere di una magnifica vista
di Praga dall’alto e visitare la Cattedrale di San Vito.
Queste sono le pricipali
mete turistiche per coloro che decidono di trattenersi un minimo di tre
giorni, ma Praga ha dietro ogni suo angolo sorprese che possono anche
non essere evidenziate dalle guide turistiche ma che si ha la
soddisfazione di scopire personalmente. Ah, un’ultima segnalazione. A
Praga ci sono due edifici, progettati da Frank O. Gehry e Vlado
Milunic,
la cui struttura è bizzarramente avvitata e
deformata: dato che sembrano una coppia di ballerini, sono
soprannominati Ginger e Fred. Possono a
prima vista lasciare un po’ perplessi ma sicuramente sono destinati a
diventare un caratteristica della città. Se, infine, disponete di un
mezzo di trasporto proprio vale la pena uscire da Praga per visitare
qualcuno degli splendidi castelli sparsi per tutta la Boemia,
c’è soltanto da scegliere.


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Gita in Portogallo
La prima impressione che si prova arrivando in
aereo,
guardando dall'alto, è di una immensa distesa di verde, costellata da
piccoli centri abitati.
Impressione poi confermata durante tutti gli spostamenti effettuati in
terra di Portogallo.
Arriviamo a Porto nel pomeriggio, il
tempo di noleggiare un'auto e ci mettiamo in viaggio in direzione della
città. L'intenzione è quella di percorre il Portogallo da Nord a Sud,
facendo piccole soste lungo il percorso.
Lungo l'autostrada nessun problema. Le
indicazioni sono esaurienti, in poco tempo si arriva in città, ma qui
iniziano i problemi di traffico e indicazioni poco chiare.
Non riusciamo a trovare la strada dove è ubicato il nostro albergo, in
pratica giriamo attorno al quartiere e ci ritroviamo sempre allo stesso
punto, senza riuscire a trovarlo.
Decidiamo di chiedere aiuto a un tassista che, gentilmente, ci da le
indicazioni e si "offre", pagando, di accompagnarci. Finalmente
attraversando le stesse strade che noi avevamo già percorso diverse
volte arriviamo in albergo.
Il tempo di sistemarci, mangiare un boccone al ristorante dell'albergo,
e usciamo per un giro notturno della città.
Sarà per la stanchezza, il sonno o per altro, ma l'unica cosa che
riesce a colpirci è una distesa d'acqua fiancheggiata da una
vegetazione lussureggiante e da alcune costruzioni antiche ben
illuminate, in pratica il fiume Douro.
Questo
ci da lo spunto per la gita del giorno dopo. Decidiamo, infatti, di
percorrere la strada che fiancheggia il fiume Douro in direzione di Peso
da Règua, zona di produzione del famoso vino portoghese
"Porto".
Il percorso, come già avevamo intuito si rivela molto interessante dal
punto di vista naturalistico, infatti la strada, anche se stretta e
molto tortuosa, è immersa nel verde e ti da la possibilità per lunghi
tratti di ammirare il corso del fiume.
Ce la prendiamo comoda, anche perché obbligati dalle condizioni della
strada, e arriviamo a Peso da Règua per l'ora di pranzo.
Il tempo di buttare giù un boccone veloce e ci dirigiamo verso un punto
di attracco del fiume per percorrerlo in battello in direzione Porto.
Vedere il paesaggio dal fiume è anche più interessante, sempre le
solite distese di verde, qualche cantina, anche quella che produce il
famoso "Sandeman", qualche vigneto e poche case private.
Per il ritorno in città decidiamo di percorre una strada più scorrevole
in modo da arrivare in tempo utile per la cena che decidiamo di
effettuare sul lungofiume.
Il giorno seguente , considerata la notevole
vicinanza, decidiamo di invertire la rotta e di fare una escursione in
Spagna, direzione Santiago de Compostela.
Dopo esservi stati per due giorni, uscire dalla città di Porto è uno
scherzo. Imbocchiamo l'autostrada E01 in direzione Nord.
Da notare che in Portogallo il limite massimo di velocità è di 120
Km/ora e, altra cosa interessante, hanno escogitato un buon sistema di
controllo della velocità in caso di nebbia.
Lungo la strada abbiamo modo di ammirare i panorami incantevoli della
baia di Vigo; il viaggio è abbastanza
tranquillo e in mattinata arriviamo a Santiago de Compostela.
Troviamo l'albergo abbastanza agevolmente, Santiago è abbasta piccola
per potersi perdere; è sufficiente chiedere poche informazioni.
Di mattina, visitiamo la cittadina a piedi e nel pomeriggio, invece,
visitiamo il santuario e in particolare la cripta dove è sepolto il
corpo di S. Giacomo. Al termine, alquanto stanchi, optiamo per la
visita alla cittadina in trenino.
La suggestione e le sensazioni di questa escursione sono notevoli. Il
ricordo ottimo.
Il giorno successivo partenza per Aveiro,
che definiscono la Venezia del Portogallo, una cittadina portoghese a
sud di Porto e a pochi chilometri dalla costa atlantica. 
Il primo impatto con Aveiro non è dei migliori, altro che paragone con
Venezia, ma appena arrivati in centro dobbiamo ricrederci. Se ce ne
fosse l'opportunità sicuramente ci ritorneremmo.

Arrivati in albergo, in una zona che è
un'isola pedonale, ben curata e tranquilla, ci sistemiamo e subito
andiamo in giro per la solita ricognizione.
La buona impressione sulla cittadina è confermata andando in giro.
Graziose casette con i caratteristici prospetti coloratissimi o
rivestiti con le piastrelle di ceramica, le note azulejo's,
molto verde e una buona commistione antico e moderno.
Per pranzare ci fermiamo con mia moglie in un locale tipico, una
taverna (taberna in portoghese). Gli avventori
presenti ci guardano un po' straniti, forse non erano abituati a vedere
una donna in quel locale. Chiediamo da mangiare piatti tipici della
zona, compreso le pastelline di baccalà (Pastelinhos de bacalhau),
tutto molto buono ma che si rivelerà in seguito anche
molto pesante.
Ad Aveiro restiamo due giorni. Oltre il solito giro a piedi, facciamo
anche il giro in battello per i canali all'interno della cittadina. Il
giorno seguente all'arrivo, di mattina, facciamo una interessante
escursione a Coimbra,
la cittadella universitaria portoghese.
Incontriamo parecchi studenti infagottati con ampi mantelli neri e
sciarpe di vario colore. imagesamo che siano dei neo laureati reduci
dalla proclamazione di laurea. Niente di tutto questo. Scopriamo che si
tratta di studenti dell'ultimo anno del loro corso di laurea, obbligati
a un simile abbigliamento. Le sciarpe e le coccarde colorate
distinguono i vari corsi di laurea.
Ritorniamo ad Aveiro in tempo per la cena. Optiamo per un locale un po'
in periferia, "La Taberna do Canal", che avevamo notato passando con il
battello il giorno prima.La cena si rivela stupenda e il prezzo
accessibilissimo. Peccato che il giorno dopo saremmo dovuti andare via.
La mattina dopo si parte per Lisbona, la
capitale.
Arriviamo abbastanza presto, ma subito incontriamo le stesse difficoltà
della città di Porto: traffico caotico, difficoltà a trovare l'albergo.
Siamo costretti a chiedere aiuto al solito tassista. Questa volta
avevamo sbagliato completamente direzione, eravamo arrivati all'altro
capo della città.
Dopo il brutto impatto con il traffico di Lisbona, altra brutta
sorpresa, in albergo,
ubicato in periferia vicino l'aeroporto, ci fanno aspettare oltre due
ore per avere la camera. Ne approfittiamo per fare un pranzo veloce e
poi di nuovo in albergo, nella speranza che la stanzia nel frattempo
sia pronta. Invece ci tocca ancora aspettare.
Di
pomeriggio, per recarci in centro, scottati dal traffico caotico della
mattina (ci sembrava di essere a Palermo in ora di punta) e per evitare
di perderci nuovamente, preferiamo utilizzare la metropolitana, che si
trova a pochi passi dall'albergo.
La metropolitana ci consente di arrivare in pieno centro di Lisbona,
non abbiamo che l'imbarazzo della scelta, in quanto ci sono diverse
fermate.
Il centro di Lisbona, però, a sorpresa,non ci fa una buona impressione.
Lo troviamo un po' decadente, direi quasi abbandonato, sporco
dappertutto, edifici dai prospetti anneriti e malmessi, alcune
abitazioni che sembrano abbandonate.

Altra sorpresa, piacevole questa volta: l'Elevatore di
Santa Giusta, una torre panoramica non segnalata nella
nostra guida. Bruttina a vedersi, ma alla cui sommità c'è un terrazzo
con incantevole vista panoramica a 360° di Lisbona.
Dopo una prolungata "visita" dall'alto della città, scendiamo per fare
una passeggiata per le vie del centro di Lisbona (Baixa
de Lisboa). L'impressione di un centro semi abbandonato
resta confermata, anzi rafforzata.
Al termine della passeggiata, che ci porta fino alle rive della foce
del fiume Tago, che costituisce come
un'immensa baia su cui si adagia la città.
Ceniamo in un locale, vicino piazza Da Figuera,
dove abbiamo la possibilità di gustare piatti tipici portoghesi e di
comprare anche dell'ottima grappa fatta in casa, di cui il cameriere ci
aveva fatto fare un assaggio.
Fatto un breve resoconto della giornata appena trascorsa ci rendiamo
conto che continuare a tenere una macchina a noleggio a Lisbona è
soltanto uno spreco di soldi, pertanto, decidiamo di riconsegnarla e di
utilizzare i mezzi pubblici. Prima, però, faremo una escursione a Fatima,
dove il giorno avanti non ci eravamo potuti fermare per una questione
di tempi (considerato l'intoppo dell'albergo, invece, avremmo avuto
tutto il tempo) e dove da Lisbona non era possibile arrivare con il
treno.
Arrivati a Fatima l'atmosfera, rispetto a parecchi anni addietro è
notevolmente cambiata, ci appare come una cittadina per turisti,
anziché un luogo di raccoglimento e di preghiera.
Il ritorno a Lisbona si rivela di
nuovo traumatico per via del traffico, ma
almeno questa volta, anche se con qualche difficoltà riusciamo a
ritrovare l'albergo senza aiuti. Senza titubanze e non poche
difficoltà, decidiamo di riconsegnare la macchina noleggiata a Porto e
di proseguire le escursioni con i mezzi pubblici.
La sera ci rechiamo di nuovo in centro utilizzando la metropolitana,
che impiega soltanto pochi minuti per arrivare. Continuiamo il giro
questa volta nel quartiere adiacente a quello visto la sera precedente,
ovvero Bairro Alto.
Ceniamo in un locale tipico dove si canta il Fado.
Il giorno seguente, di mattina, facciamo il giro della città in tram,
tra un continuo saliscendi di strade strette e tortuose, con qualche
sosta fuori programma per alcune vetture posteggiate a ridosso dei
binari e i ragazzini aggrappati alla parte posteriore.
Di
pomeriggio, invece, facciamo una escursione in treno fino ad arrivare a
Cascais. Facciamo una passeggiata per le
vie del centro e arriviamo oltre il porto turistico, con vista
mozzafiato, fino alla splendida villa dove trascorse il suo esilio il
Re Umberto II.
Lungo la strada del ritorno ci fermiamo a Belem,
dove abbiamo la possibilità di ammirare la famosa Torre di Belem,
monumento simbolo di Lisbona nonché il monumento a Cristoforo Colombo.
L'ultimo giorno di soggiorno a Lisbona, decidiamo di effettuare una
gita in battello lungo il fiume Tago per guardare la città da un altro
punto di vista. L'escursione si presenta, come previsto, abbastanza
interessante e ci consente, inoltre, otre che vedere la città da un
altra visuale, di rivedere meglio quello che avevamo visto il giorno
precedente.
Riusciamo a vedere, infatti, il monumento a Cristoforo colombo e la
torre di Belem
da ogni angolazione, come
non saremmo mai riusciti a fare da terraferma.
Di pomeriggio facciamo l'ultima escursione in centro e po ritorno in
albergo per i preparativi del ritorno:
La mattina successiva, all'alba, ci rechiamo in aeroporto utilizzando
un taxi.
In aeroporto l'ultima sorpresa per via di un bagaglio un po' pesante.
L'impiegato addetto al check-in si dimostra notevolmente fiscale, ma
alla fine riusciamo a ripartire per l'talia.
A
conclusione del viaggio possiamo affermare
che il Portogallo ci ha favorevolmente impressionato. Cittadine molto
curate in un'ambiente molto verde, con un clima piacevole, anche se a
tratti un po' incostante, un'ottima gastronomia, la gente
sufficientemente disponibile e cortese. Unico neo il traffico caotico
delle città di Porto e Lisbona, quest'ultima un po' una delusione per
lo stato in cui è tenuto il pur bello centro storico.
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Gita nella Valle dei Templi ad Agrigento
Volendo effettuare una escursione che
includesse, oltre che la
Valle dei templi di Agrigento, anche la fascia costiera che va da S.
Leone, la località balneare di Agrigento, fino ad Eraclea Minoa,
decidiamo di soggiornare a Porto Empedocle, in posizione intermedia,
utilizzando la formula del Bed&Breakfast.
La nostra scelta ricade sul Bed&Breakfast Marebosco. 
Considerato il periodo poco felice, la metà di agosto, i posti
disponibili sono tutti occupati, per cui il proprietario ci ospita nel
suo appartamento, in pratica conviviamo con la famiglia del titolare
del Bed&Breakfast.
La prima escursione la dedichiamo alla Valle dei Templi, dove parecchi
anni addietro eravamo stati, ma è sempre un piacere rivedere questi
luoghi per certi versi affascinanti e per altri misteriosi.
Guardare tali opere imponenti, seppure molto deteriorate dal tempo, ti
porta a pensare cosa c'è voluto per tirarle su, senza l'ausilio dei
mezzi moderni che siamo abituati a vedere ovunque ci sia una
costruzione in corso di realizzazione.
Sicuramente c'è stato l'ingegno di alcune persone per la realizzazione
di attrezzature idonee allo scopo, poi l'abilità degli artigiani nel
realizzare tali mezzi, infine la forza degli operai (schiavi ?) per la
loro utilizzazione. 
Eppure tali opere sono ancora in piedi, hanno resistito all'usura del
tempo, alle intemperie, ai terremoti e perché no, anche ai vandali, che
ogni tanto ne portano via un pezzetto.
Ancora più suggestiva la visita notturna, con i vari templi illuminati
a dovere per riuscirne ad apprezzare ancor più la bellezza.
La giornata è stata faticosa, percorrere sotto il sole i sentieri che
ti portano ai vari templi non è cosa da poco.
Il titolare del Bed&Breakfast ci consiglia una trattoria dove
effettuare la cena. Si trova a ridosso del porto, si chiama La Cambusa.
Locale spartano, ma accogliente, personale cortese.
Il tempo di accomodarsi ai tavoli, il cameriere sapendo che eravamo
ospiti di Boscomare, ci chiede se "possono fare loro". Accettiamo
volentieri.
In brevissimo tempo il tavolo è riempito di pietanze appetitose e
gustose, a base soprattutto di pesce. Paghiamo pochissimo.
Il
giorno dopo facciamo un'escursione alla "Scala dei Turchi",
un'interessante parete rocciosa che si erge a picco sul mare lungo la
costa tra Realmonte e Porto Empedocle.Di colore bianco e somigliante a
una grande scalinata naturale di pietra calcarea. È diventata nel tempo
un'attrazione turistica sia per la sua singolarità , sia a seguito
della popolarità acquisita dai romanzi di Andrea Camilleri con
protagonista il Commissario Montalbano, che opera in zona (Vigata) come
commissario di polizia.
La scogliera è prospiciente due lingue di spiaggia di sabbia finissima,
e vi si accede da una scala ripidissima e di non facile accesso. Visto
che ci siamo, ne approfittiamo per fare il bagno, dopo di che
ritorniamo a Porto Empedocle.
Il pomeriggio lo dedichiamo ad una escursione alle rovine di Eraclea
Minoa e dintorni.
La sera ceniamo in un ristorante, indicatoci sempre dal titolare del
Bed&Breakfast, che ci consente di vedere uno splendido tramonto
dietro la Scala dei Turchi, ma la cena no è all'altezza di quella fatta
alla Cambusa. Il risorante è un locale per turisti, poco avvezzi alla
buona cucina siciliana.
Al ritorno ci chiedono come è andata e siamo costretti a riferire di
che tipo di locale si trattava.
Ci
restano male, in quanto tutti i turisti che loro avevano mandato si
erano trovati beni. Poi la spiegazione, infatti si trattava di turisti
provenienti dal Nord Italia, sicuramenti non indigeni come noi,
intransigenti e alla ricerca di pietanze tipiche più buone di quelle
fatte in casa.
Il giorno seguente decidiamo di "allungarci" fino a Mazara del Vallo
facendo una deviazione a Capo Passero ber un breve bagno. La giornata
scorre tranquilla. A Mazara del Vallo ci fermiamo, giusto il tempo di
fare un giro in centro e di pranzare. Mangiamo il "cous cous" a base di
pesce, poi ci concediamo un gelato che si rivela ottimo.
Ritorniamo
alla base e a sera ci rechiamo a S. Leone per una passeggiata tra
bancherelle di chincaglierie e suonatori ambulanti. Al ritorno ci
fermiamo nel centro storico di Porto empedocle, animato da turisti e
indigeni in cerca di compagnia e di frescura, dove è stata eretta una
statua dedicata al "Commissario Montalbano" di Camilleri.
La mattina dopo ritorno a Palermo, con sosta ad Aragona
per visitare le "Maccalube". Una specie di
suggestivo paesaggio lunare, costituito da caratteristiche sorgenti da
cui non sgorga acqua, ma fiotti di argilla liguida.
Ubicato a pochi chilometri dal centro di Aragona, in un piccolo
altipiano, vi si accede attraverso una strada sterrata. L’altopiano,
che prende il nome dai fenomeni eruttivi delle maccalube, appare come
una landa brulla, estesa per circa un ettaro, ricoperta da una coltre
di marne cineree e crepe più o meno profonde.
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