L'ORTO palermitano
PREMESSA
ORGANIZZAZIONE DELL'ORTO
GLI ATTREZZI INDISPENSABILI
COLTIVAZIONI
FAVE (Vicia faba)
PREMESSA
Nell’ambito delle tematiche ecologiche gli argomenti legati al «mondo naturale» rappresentano una priorità per la salvaguardia dell’ambiente. Si avverte l’esigenza di un’alternativa ad una vita stressata dai tanti problemi dell’urbanizzazione delle nostre città super cementificate; ciò ha indotto molti, ove possibile, a trovare un rapporto più saldo con il mondo naturale vivendo all’interno di esso ricavandone soluzione al disagio ed anche gratificazioni.
Queste note sono rivolte agli «orticoltori dilettanti», che hanno tentato l’avventura del giardinaggio e che iniziando dal nulla si trovano a confrontarsi con l’orticoltura, con gli alberi, i fiori, le attrezzature agricole, le potature, i concimi e quanto altro occorre per la coltivazione di un orto.
Corre l’obbligo precisare che chi scrive queste note non è un agronomo né un botanico, ma soltanto uno che ha dedicato in giovinezza parte del suo tempo libero allo studio della natura e del giardinaggio esclusivamente sulle riviste specializzate; un notevole ausilio lo ha ricevuto dal proprio genitore - a cui va il pensiero ed un’immensa gratitudine - il quale nel suo orticello gli ha insegnato i rudimenti della coltivazione della terra; poi ha applicato questi studi nell’attività professionale con la progettazione di alcuni giardini ornamentali; oggi, avendo raggiunto l’età pensionabile, avendo avuto la possibilità di coltivare un minuscolo giardino, chi scrive ha ritenuto, in base alla sua esperienza, di offrire a questi «orticoltori dilettanti» le nozioni basilari, che non hanno la pretesa di essere esaustive, ma soltanto una prima informazione per invogliarli a conoscere più approfonditamente le problematiche legate all’attività colturale ed ottenere risultati soddisfacenti e l’orgoglio di potere dire: quanto sto per mangiare o state per mangiare è il frutto della fatica del mio lavoro ed è certo che è esente da pesticidi o robaccia simile.
Volutamente non sono stati riferiti gli elementi di conoscenza derivanti dagli studi botanici ed agronomici; sono stati indicati soltanto le denominazioni scientifiche insieme ai nomi volgari per facilitare quanti vorranno approfondire l’argomento.
Con questo scopo si precisa che per convenzione i nomi delle piante sono tutte enunciate con un binomio in latino; in botanica è stata operata una classificazione per famiglie, ad esempio le rosacee, alle quali seguono i generi ad esempio le rose, il melo (malus), il susino (prunus), il sorbo (sorbus) ed altri; all’interno dei generi troviamo le specie, ad esempio al Prunus può seguire cerasifera e poi le varietà ad esempio nigra.
In queste note ci limiteremo al binomio di Linneo, genere e specie: il cognome, il nome e soltanto in alcuni casi anche il soprannome, la varietà.
Per curiosità si precisa che secondo una convenzione dei botanici il nome del genere va scritto con l’iniziale maiuscola, quello della specie con l’iniziale minuscola.
Queste note sono state ristrette a quella parte della coltivazione generale delle piante che non richiede l’intervento di un contadino già specializzato.
Con l’augurio di tante soddisfazioni che potranno venire dall’impegno faticoso ma appagante che richiede il giardinaggio a questo livello, perdonate le tante lacune che troverete in queste brevi note.
Ninni
ORGANIZZAZIONE DELL’ORTO
Nell’organizzazione di un orto si presentano tre casi: il giardino è completamente libero da vegetazione, il giardino è parzialmente alberato, il giardino è completamente alberato con vegetazione alta.
Cominciamo dall’ultimo caso: l’orto non può coesistere con alberi alti in quanto gli ortaggi sarebbero coperti da un ombreggiamento totale; l’assenza di luce impedirebbe la loro produttività.
In presenza di un terreno interamente libero il problema non si pone in quanto l’orto può essere pianificato secondo le esigenze personali combinando anche ortaggi e piante ornamentali.
In un giardino parzialmente alberato, specialmente con specie basse, negli spazi liberi è possibile impiantare le parcelle dell’orto, anche se con qualche sacrificio per le piante.
Per parcella si intende lo spazio dedicato alla coltivazione, delimitato da viottoli. Poiché questi in presenza di pioggia diventano impraticabili, vi si dovrebbe spandere sopra uno strato di pietrisco, brecciolino o rifiuto di cava.
Consideriamo soltanto il primo caso (giardino libero da vegetazione) in quanto il secondo può essere assimilato al primo con le limitazioni dettate dallo spazio a disposizione, cioè una riduzione o eliminazione dei viottoli e una riduzione della distanza tra le fila e nelle fila, anche se questa restrizione comporterà poi un disagio nella coltivazione.
È bene procedere ad una progettazione sommaria delle parcelle. La loro dimensione va progettata in funzione degli ortaggi che si intendono piantumarvi; una parcella per i cavolfiori deve essere più grande di una per le lattughe; ancora più grande deve essere quella dedicata ai carciofi o ai cardi.
È consigliabile facilitare l’accesso alle parcelle con viottoli larghi non meno di cm 60 per consentire il passaggio di una carriola.
In un giardino ampio si può prevedere uno spazio per una o più serre, una piccola area per la composta dove accumulare i rifiuti organici che con il tempo saranno trasformati in concime, e un sito per il semenzaio (cassoni di legno o mattoni coperti da lastre di vetro) se si ha l’intenzione di iniziare la coltivazione dal seme per trapiantare poi le piantine in piena terra.
Si deve tenere conto anche dell’esposizione del terreno: la quantità di soleggiamento disponibile e quella di cui necessitano i vari ortaggi.
È indispensabile conoscere il tipo di terreno; per questo ci si può rivolgere agli istituti specializzati.
Si deve poi conoscere la disponibilità di acqua per l’irrigazione specialmente nei momenti di crisi nel periodo estivo per programmare quali ortaggi impiantare in base al loro fabbisogno idrico.
Infine è indispensabile programmare la rotazione delle colture: ogni ortaggio non può essere piantumato nella stessa parcella prima di tre anni per non indebolirne la produzione e per evitare lo sviluppo di parassiti.
È consigliabile, altresì, non coltivare nella stessa parcella successivamente due ortaggi appartenenti alla stessa famiglia, ad esempio al pomodoro non fare seguire un’altra solanacea: la melanzana o il peperone.
Per l’orticoltore dilettante si riporta in modo sintetico la suddivisione degli ortaggi più comuni in base alle famiglie di appartenenza:
| ombrellifere | carota, finocchio, prezzemolo; |
| solanacee (commestibili) | pomodoro, melanzana, peperoncino, peperone, patata; |
| crocifere | cavolo, ravanello, cavolfiore; |
| liliacee | aglio, scalogno, cipolla, erba cipollina; |
| composite | cicoria, lattuga, tarassaco, cardo, carciofo; |
| rosacee | fragole; |
| cucurbitacee | cetriolo, melone, cocomero, zucche varie; |
| leguminose | pisello, fava, fagiolo; |
| chenopodiacee | spinacio, bietola da coste; |
Riporto come esempio la rotazione che ho adottato in questi anni nel mio orto facendo riferimento alle richieste nutrizionali dei singoli ortaggi.
Ho suddiviso l’orto in dieci parcelle; tre di queste le ho riservato ad alcune piante perenni, cioè con una durata superiore a due anni (fragole, carciofi e cardi); nelle altre, in periodo invernale con raccolto in primavera, ho piantato ortaggi con debole richiesta di elementi nutritivi del terreno e che nello stesso tempo ne arricchiscono a fine coltivazione la fertilità (fave, piselli, scarola e lattuga); sempre nello stesso periodo ho utilizzato due parcelle per cavolfiori e cavoli broccolo (sparaceddi), che però appartengono ai forti consumatori di sostanze nutritive; in primavera con raccolto estivo, a fave, piselli, scarola e lattuga ho fatto seguire ortaggi forti consumatori di sostanze nutritive (fagiolini, melanzane, peperoni, pomodoro per salsa e per insalata, e nelle parcelle che in inverno sono rimaste libere: zucche, zucchine e cetrioli; nello stesso periodo ho lasciato libere le parcelle utilizzate in inverno per cavolfiori e sparacelli per dare modo al terreno di riposare.
L’anno successivo ho ruotato nelle parcelle la coltivazione in modo che ogni ortaggio ha occupato la parcella contigua lasciando nel contempo una o più parcelle libere per il riposo annuale. Così ho operato ogni anno in modo da instaurare cicli annuali regolari fino a quando la coltivazione è ritornata alla parcella iniziale.
Non fidatevi della memoria per non affidarvi al caso: è bene disegnare uno schema delle parcelle, numerarle, e annotare anno dopo anno le varie coltivazioni.
All’interno delle parcelle la piantumazione degli ortaggi si attua in interfilari, i «vattali», solchi ove scorre l’acqua d’irrigazione. La pratica colturale prevede che nel periodo estivo gli ortaggi siano piantumati alla base del «vattale» in modo che possano beneficiare al massimo dell’acqua d’irrigazione, mentre nella stagione invernale siano collocati nel colmo del «vattale» per non danneggiare la pianta con il ristagno dell’acqua piovana.
L’acqua è un elemento indispensabile per tutte le colture, ma lo è soprattutto per gli ortaggi che hanno radici superficiali che si sviluppano nella parte del terreno che con la calura si asciuga in breve tempo.
Nei periodi di siccità invernale e durante tutto il periodo primaverile estivo è necessario ricorrere all’irrigazione. Una volta c’erano le enormi vasche che fornivano l’acqua per riempire i «vattali»; oggi, specialmente nei piccoli orti familiari, l’acqua può essere distribuita o con l’innaffiatoio, il metodo più semplice ma poco efficiente perchè può essere utilizzato soltanto per piccole superfici, oppure con il tubo di gomma; in questo caso si deve prevedere in corrispondenza di ogni parcella una presa d’acqua.
GLI ATTREZZI INDISPENSABILI
Per la lavorazione del terreno nell’orto familiare è fondamentale avere attrezzi adeguati alle operazioni da eseguire; all’inizio ne bastano soltanto alcuni, l’importante è che essi siano facili da usare, comodi ma robusti e, soprattutto, con un adeguato aggancio tra il manico e le lame.
Di seguito si elencano gli attrezzi di cui anche un orticoltore dilettante non può fare a meno in un piccolo orto tralasciando apparecchiature quale trattori, erpici e simili necessari in giardini di notevole estensione; si descrivono poi soltanto la motozappa ed il motocoltivatore utili in un orto di medie dimensioni.
ATTREZZI MANUALI TRADIZIONALI
Descriviamo in modo sintetico gli attrezzi manuali tradizionali.
Con il tempo e la prima esperienza a questa dotazione minima di attrezzi indispensabili si possono poi affiancare tanti altri piccoli attrezzi in funzione della dimensione dell’orto, delle specie che si vogliono coltivare e della presenza di alberi. I negozi di giardinaggio offrono un’infinita varietà di attrezzi fra i quali è anche difficile operare una scelta.
Altri strumenti necessari, dei quali si evita la descrizione, sono la zappetta con lama a cuore e bidente, la cesoia per potare, la falce per tagliare l’erba infestante, il segaccio per tagliare rami, il coltello da innesto, la carriola; per eventuali trattamenti con liquidi fertilizzanti o antiparassitari c’è la pompa irrigatrice a spalla o quella manuale più piccola, per l’irrigazione si può usare lo spruzzatore o il tubo di plastica o di gomma; laddove esiste un’alberatura alta è indispensabile la scala a pioli perché si può inserire più facilmente tra i rami degli alberi.
ZAPPA
E' l’attrezzo principale e forse più importante per la lavorazione dell’orto; si utilizza per una prima rottura del terreno, per lo sgretolamento delle zolle, per la sarchiatura, per la formazione dei solchi (vattali), per la rincalzatura.
Ne esistono due tipi: a lama appuntita usata soprattutto per la rincalzatura, e a lama trapezoidale utile per le altre lavorazioni.
La lavorazione avviene in avanti, cioè si procede dal terreno già zappato verso quello ancora compatto, per cui si calpesta la superficie già lavorata.
Con la zappa la terra è smossa a sufficienza, ma non è bene rivoltata.
VANGA
Una volta indispensabile, oggi in orti anche di media estensione è stata superata dalla motozappa; nei piccoli orti invece è ancora utilizzata.
È formata da una lama di ferro, triangolare o quadrata, fissata ad un robusto manico per lo più di legno; nella parte inferiore è dotata di una staffa metallica poggiapiede tramite la quale il contadino si aiuta con il piede per affondare più agevolmente la lama nel terreno.
La lama trapezoidale è utilizzata per rivoltare il terreno già sciolto con la zappa, quella triangolare si usa per rivoltare il terreno molto compatto.
La lavorazione procede all’indietro, pertanto il terreno vangato è salvaguardato.
SARCHIELLO
E' una piccola zappa utilizzata per eliminare le erbe infestanti attorno alle piante.
PALA o BADILE
E' simile alla vanga; anche questa è formata da una lama di ferro leggermente concava, triangolare o quadrata, fissata ad un robusto manico un poco arcuato per lo più di legno; nell’orto è poco utilizzata; serve per lo più per levare la terra e materiali simili, per spostarli o per caricarli sulla carriola.
PICCONE
E' come una zappa, ma ha un dente appuntito da una parte e una piccola lama dall’altra; è utilizzato per dissodare il terreno più compatto, per scavare buche, stretti solchi o per eliminare radici, massi e simili.
FORCONE
I più comuni hanno quattro denti a sezione quadrata appuntiti nella parte terminale; è utilizzato per spostare o caricare sulla carriola erba falciata o piccoli ramoscelli, per dissotterrare le patate (in questo caso si presta bene il forcone a denti piatti) e, in inverno, per distribuire il concime stallatico sulle parcelle.
RASTRELLO
Ne esistono due tipi; uno con i denti fissi: è utile per livellare la terra zappata, per sbriciolare le zolle, per coprire le sementi, per eseguire sommarie sarchiature; un altro tipo più leggero con denti sottili e flessibili è utile in autunno per togliere le foglie cadute dagli alberi.
TRAPIANTATORIO
Chi inizia la coltivazione dal seme ha bisogno di questo attrezzo molto semplice in legno, metallo o plastica, che serve a sradicare le piantine a radice nuda dal semenzaio per poi piantarle nel punto scelto dell’interfilare riducendo i danni alle radici delle piante.
FORATERRA
E' un attrezzo di legno o plastica con estremità conica, utilizzato per praticare una buca nella terra e mettervi a dimora le piante sradicate dal semenzaio o comprate nei vasetti in un vivaio.
ANNAFFIATOIO
Dopo il trapianto delle piante seminate è bene non usare il tubo di gomma, ma un annaffiatoio con rosetta per distribuire a pioggia l’acqua sulle piantine; il tubo di gomma può essere utilizzato soltanto per annaffiare attorno alla pianta avendo cura di non bagnare il fusto e le foglie.
MACCHINE CON CONDUCENTE A PIEDI
Considerato che queste note sono rivolte soprattutto agli orticoltori dilettanti, tralasciamo i trattori per descrivere invece due macchine per la lavorazione della terra, che si sono imposti da un poco di anni e che nella preparazione del terreno hanno sostituito il lavoro, che prima con la zappa e la vanga era faticoso e lento, con uno più veloce ed agevole.
MOTOZAPPA
Quando l’orto ha un’estensione inferiore a 1.000 mq ed il terreno non è molto compatto, un ausilio nella sua gestione può essere dato da questa macchina semovente, costituita da un motore di bassa potenza (generalmente 8 cv), da una fresa rotativa a coltelli, collocata sotto il motore, che serve a sminuzzare la terra, e da uno sperone, collocato dietro la fresa, che può essere abbassato o alzato per modificare la profondità della lavorazione.
È guidato da un operatore che segue la macchina a piedi e che la manovra impugnando un manubrio a forma di «V» a stegole la cui inclinazione è regolabile in funzione dell’altezza del conducente. Sul manubrio sono posizionati tutti i principali comandi della macchina.
Nella maggioranza dei modelli il sistema di avviamento avviene con una funicella a strappo; oggi in alcuni modelli più costosi questo metodo è stato sostituito da una accensione elettrica.
Sotto il manubrio vi è un ruotino per portare più facilmente il mezzo sul sito da lavorare, dove si sostituisce il ruotino con lo sperone.
La trazione avviene esclusivamente tramite la fresatrice.
La motozappa è utilizzata esclusivamente per il taglio dell’erba infestante e per la fresatura del terreno.
Ne esistono tipi svariati per modello e potenza.
MOTOCOLTIVATORE
Se la superficie dell’orto supera i 1.000 mq ed il terreno è alquanto compatto, si rivela più conveniente la lavorazione con il motocoltivatore, che è una variante della motozappa. È anche questa una macchina semovente con un motore mediamente di 10 cv fino ad un massimo di 15 cv; diversamente dalla motozappa, è dotata di due ruote motrici gommate che ne assicurano la trazione. Anche il sistema di avviamento ed il manubrio sono uguali a quello della motozappa.
La parte principale della macchina è l’asse rotante al quale è applicata la fresa, la cui rotazione riduce la terra in zolle. L’asse rotante è protetto da un carter utile sia per evitare al conducente gli schizzi delle zolle frantumate sia per livellare la terra sbriciolata.
Oltre la fresa all’asse rotante possono essere collegati altri attrezzi, quali l’aratro, la barra falciante, la seminatrice e persino un piccolo carrello.
Per concludere, anche se si ritiene che queste note non siano esaustive, è utile sottolineare che è fondamentale curare gli attrezzi per evitare che perdano efficacia nel tempo e, soprattutto che trasmettano malattie da pianta a pianta. A tal fine è necessario che alla fine di ogni lavorazione siano ben puliti dalla terra e da eventuali residui di erbe e foglie; può essere sufficiente soltanto l’acqua.
ATTREZZI PORTATILI A MOTORE
Sono gli attrezzi elettrici o con motore a scoppio, che necessitano di un esperto operatore.
Si descrivono soltanto i due più utilizzati nell’orto.
DECESPUGLIATORE
Prima della fresatura del terreno con la motozappa, quando vi è una crescita copiosa di erbe infestanti, per eliminarle una volta si usava la falce, oggi il lavoro è reso più rapido e meno gravoso da questo attrezzo portatile.
Il decespugliatore può essere con motore a scoppio o con motore elettrico ricaricabile con un collegamento alle normali prese elettriche domestiche. Quest’ultimo modello, per esperienza personale, ha una resa limitata e si può utilizzare al meglio in un orto di dimensioni ridotte.
È costituito da un’asta metallica, che può essere rigida o, per consentire che il motore possa essere portato a zaino, può essere di plastica flessibile nel tratto di collegamento tra motore ed asta; all’interno dell’asta gira l’albero di trasmissione.
Nell’asta flessibile sono montate sull’asta due impugnature: una all’estremità in alto, l’altra regolabile secondo la comodità dell’operatore; nel caso di asta rigida un’impugnatura è sull’asta all’altezza del motore, l’altra regolabile come la precedente. Sull’asta sono montati anche i comandi del decespugliatore.
Il motore nel primo caso è portato dall’operatore a zaino, in quella rigida invece è collocato sull’asta nell’estremità superiore.
La falciatura è praticata tramite una testina rotante applicata nell’estremità inferiore dell’asta; su questa possono essere montati dispositivi diversi per il taglio: due o quattro fili di nylon per le erbacce normali, una testina falciante per erbe tenaci, le lame di acciaio per l’erba secca ed i canneti, le seghe circolari e coltelli da boscaglia per i cespugli e ramoscelli. La piastrina rotante è protetta da un carter per l’incolumità dell’operatore.
Massima attenzione bisogna avere per lavorare in sicurezza ed evitare infortuni. Anzitutto occorre ispezionare la zona ove lavorare ed eliminare pietre, pezzi di legno e quant’altro di solido può costituire ostacolo all’attrezzo. È consigliabile, inoltre, indossare un abbigliamento resistente all’urto, compreso un cappello e guanti, senza lasciare parte del corpo scoperto; è molto importante proteggere gli occhi con adeguati occhiali ed il viso con una appropiata visiera che copra l’intero volto; considerata la notevole rumorosità dell’attrezzo si può utilizzare una combinazione visiera e tappi per le orecchie.
MOTOSEGA
Per la potatura e la sramatura (taglio dei rami) il vecchio segaccio è stato sostituito oggi dalla motosega. È un attrezzo portatile di peso contenuto; è costituito da un motore a scoppio o elettrico che trasmette il movimento ad una catena tagliente.
Questa catena si muove su una barra metallica scanalata ed è costituita da cerchietti di taglio con un dente ed una punta arcuata posti in successione; la catena è tesa da un particolare tenditore regolabile.
La scelta della lunghezza di questa lama di taglio è in funzione del diametro dei rami o dei tronchi che si ritiene di dovere tagliare nel tempo.
Per ridurre l’attrito tra la barra di guida e la catena è necessaria durante la lavorazione una continua lubrificazione automatica; l’olio è contenuto in un serbatoio accanto al motore. Per evitare la rovina della motosega è importante non fare mancare mai questo lubrificante.
La motosega, per evitare contraccolpi e quindi incidenti, deve essere impugnata fortemente con entrambi le mani. A tal fine è dotata di due impugnature: una anteriore dotata di una protezione paramani, che in caso di contraccolpo può essere bloccata manualmente per impedire il funzionamento della catena, un’altra impugnatura è collocata nella parte posteriore dell’attrezzo.
Secondo le norme UNI la motosega deve essere dotata delle seguenti protezioni: un fermo della catena per interrompere il movimento della catena con attivazione manuale che diventa automatica nel caso in cui la barra di guida e la catena si inclinano verso l’operatore; un dispositivo di arresto del motore; una copertura della barra di taglio da usare durante il trasporto.
Nella motosega con motore a scoppio l’avvio è fatto con una cordicella a strappo, in quella elettrica è sufficiente l’innesto della spina.
Non è eccessivo ricordare che la motosega è uno degli attrezzi più pericolosi del giardinaggio e, pertanto, raccomandare la massima prudenza.
Per concludere, anche se si ritiene che queste note non siano esaustive, è utile sottolineare che è fondamentale curare gli attrezzi per evitare che perdano efficacia nel tempo e, soprattutto che trasmettano malattie da pianta a pianta. A tal fine è necessario che alla fine di ogni lavorazione siano ben puliti dalla terra e da eventuali residui di erbe e foglie; può essere sufficiente soltanto l’acqua.
COLTIVAZIONI
FAVE (Vicia faba)
Nella seconda decade di novembre, ma alcuni contadini preferiscono anche prima o dopo in relazione ai vari microclima, nei giardini del palermitano si mettono a dimora le fave, che saranno poi raccolte in primavera.
E’ una delle coltivazioni più facili e meno impegnative nell’orto; produce tanto raccolto e, a raccolto ultimato, lascia il terreno ricco di azoto.
Il terreno deve essere vangato ad una profondità di cm 40 circa. E’ consigliabile che le fave secche, che costituiscono i semi, prima di essere messe a dimora siano lasciate in acqua almeno per dodici ore.
I semi vanno interrati in file distanti fra loro cm 60 circa, in buchette profonde cm 5 alla distanza di cm 15; io preferisco una distanza tra le file di cm 80 per gestire meglio la cura delle piante. Mio padre, buonanima, mi ha insegnato che in ogni buca vanno messi tre baccelli; l’esperienza di questi anni mi ha confermato la giustezza di quella lezione.
Le piantine fuoriescono dal terreno dopo 15 – 20 giorni dalla messa a dimora. presentano un fusto a sezione quadrangolare, eretto, cavo, ramificato alla base; la sua altezza varia da cm 70 a cm 120 secondo la specie. I fiori si formano in piccoli racemi che fuoriescono all’ascella delle foglie; hanno petali bianchi, qualche volta violacei, con una tipica macchia scura che li contraddistingue.
Quando le piantine sono sviluppate, verosimilmente circondate dalle erbe infestanti, sono da eseguire le normali operazioni di eliminazione di queste erbe poi di una sarchiatura per mantenere il terreno ben aerato; in seguito, quando raggiungono un’ altezza di cm 40, è opportuno procedere ad una rincalzatura. Dopo la fioritura conviene cimare le piante per migliorarne la produzione.
Molto temuta dai contadini è la cosiddetta “lupa”, nome scientifico “orobanche”; è una pianta parassita che si infligge sui tessuti radicali delle fave per suggerne la loro linfa, provocandone una riduzione della crescita e della produzione.
Dopo di che, con l’augurio di un buon raccolto, buon appetito!



