GIARDINO ORNAMENTALE PALERMITANO
PROGETTO DI UN GIARDINO ORNAMENTALE
PREMESSA
Saranno in pochi su questa terra a non desiderare di avere un
giardino, anche piccolo, anche un’aiuola a piano terra in un
appartamento in condominio, dei vasi con fiori in un balcone o in un
terrazzo o un giardino pensile sulla copertura dell’edificio sfidando
al limite le sue condizioni statiche.
In queste note saranno trattati essenzialmente interventi in giardini
privati annessi ad un’abitazione con la descrizione di fiori, arbusti
ed alberi che possono acclimatarsi bene a Palermo.
Il giardino ornamentale, sia privato che pubblico, è una composizione
complessa, da considerare quasi un’opera d’arte. Chi scrive non ha
l’ambizione di compilare un manuale sulla progettazione di un giardino,
ma sulla scorta della propria esperienza, di suggerire a quanti per
puro diletto vogliono fare del proprio giardino, sia negli interventi ex
novo che in quelli d’integrazione e/o sostituzione, uno
spazio qualificato con scelte non lasciate all’improvvisazione.
Alcune note saranno dedicate alle tipologie di giardino per avere un
riferimento nelle scelte che saranno fatte per il disegno complessivo
del giardino da creare o da riordinare.
Per propria convinzione non saranno riferiti gli elementi di conoscenza
derivanti dalla letteratura botanica; saranno accostate soltanto le
denominazioni scientifiche ai nomi volgari per facilitare quanti
vorranno approfondire l’argomento.
Con l’augurio di tante soddisfazioni che potranno venire dall’impegno
faticoso che richiede il giardinaggio a questo livello, perdonate le
tante lacune di queste brevi note.
Ninni
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PROGETTO DI UN GIARDINO ORNAMENTALE
Si schematizzano due tipi d’intervento: l’integrazione ad un giardino ove esiste già un impianto verde oppure la realizzazione ex novo di una forma vegetale in un’area ancora spoglia.
PROGETTO DI INTEGRAZIONE E/O SOSTITUZIONE
Gli interventi sono condizionati dalle specie vegetali esistenti;
pertanto, si deve iniziare con la predisposizione di un quadro
dell’esistente: l’individuazione delle forme vegetali che si vogliono
salvaguardare e di quelle che per propria convinzione si vogliono
eliminare o sostituire.
L’esame della distribuzione del giardino (aiuole con fiori annuali,
biennali o perenni, gli arbusti e gli alberi, la presenza di rocce
naturali o di un giardino roccioso artificiale, di un pergolato, di un
prato, la zona per la vita all’aperto (cucina, spazi per il gioco dei
bambini e degli adulti, gazebi, spazio per il parcheggio delle auto ed
altro) può suggerire soluzioni alternative ed eventuali modifiche per
una migliore fruizione degli spazi, celando ove è opportuno occultare,
mettendo in bella mostra tutto quello che è da esaltare.
Riguardo alla vegetazione è conveniente verificare quali zone del
giardino in estate sono ombreggiate dalle piante che dopo l’impianto
hanno raggiunto una dimensione ed un’altezza considerevole. In questo
caso è da valutare una loro energica potatura o addirittura
l’estirpazione, anche se questo ultimo caso richiede un notevole
sacrificio affettivo.
L’impianto delle essenze vegetali non può essere fortuito, ma si deve
tenere conto già fin dall’inizio degli accordi cromatici, della
contrapposizione tra le formazioni vegetali, dell’ombra che una specie
vegetale provoca su quella contigua.
PROGETTO EX NOVO DI UN TERRENO INCOLTO
TIPO DI TERRENO
Un buon approccio al progetto ha inizio con la conoscenza del tipo di
terreno. Anzitutto la consistenza dell’humus superficiale (colore
scuro), cioè lo strato fertile composto dai residui di animali e piante
morte e parzialmente decomposti; è uno strato che varia dai venti ai
cinquanta centimetri; esso è molto importante perché consente la
penetrazione delle radici e da esso la vegetazione attinge l’acqua ed i
minerali necessari al suo sviluppo. Segue poi il sottosuolo formato
nella parte superiore da uno strato con una profondità variabile ancora
ricco di sostanze organiche; vi si rinvengono residui di flora e fauna
di piccole dimensioni, in questo livello è ancora possibile la
penetrazione dell’apparato radicale di arbusti ed alberi; anch’esso è
di colore scuro. Scendendo ancora si registra una diminuzione degli
organismi viventi e l’incremento del materiale inorganico (colore
chiaro), che si è formato per la disgregazione della sottostante roccia
madre (roccia inalterata).
Se non esistono altre esigenze (scavi per fondazioni, pozzi, impianti
di grandi alberature) il rilievo il rilievo può essere limitato agli
strati superiori.
Ai fini del progetto occorre conoscere anche la composizione del
terreno fertile, il rapporto tra la quantità di argilla, sabbia, ghiaia
e pietre; queste ultime dovrebbero avere un diametro di circa cm 2 ÷ 3.
Altro dato da conoscere è la caratteristica del terreno ai fini
dell’impianto vegetale. Non è necessario ricorrere a metodi
sofisticati. In generale si può dedurre che un terreno di colore scuro
è molto ricco di humus. Quelli di colore grigiastro sono ricchi di
materiale inorganico a scapito di quello organico.
Ogni pianta per il suo migliore sviluppo richiede un substrato con
precise proprietà chimiche (pH), per cui altro rilievo importante è la
rilevazione di questo valore, che indica se il terreno è acido o
basico.
Nella seguente tabella si indicano i tipi di terreno in relazione al pH:
terreno fortemente acido pH = 4
terreno acido pH = 5
terreno moderatamente acido pH = 6
terreno neutro pH = 7
terreno basico pH = 8
terreno fortemente basico pH = 9
In linea di massima i terreni sabbiosi sono acidi, mentre quelli
argillosi e calcarei sono basici. Ogni pianta prospera nel tipo di
terreno che le è più consono; il terreno neutro è quello ideale per la
maggior parte delle colture. In tutti i manuali di giardinaggio si può
trovare l’abbinamento tra pianta e tipo di suolo.
Per determinare il livello di acidità del terreno si può ricorrere ai
laboratori specializzati oppure molto più semplicemente alla vecchia
cartina tornasole che si può acquistare in molte farmacie, oppure,
ancora più facile, osservando le piante che crescono spontaneamente
nella zona o quelle coltivate. Ad esempio il trifoglio, l’avena, la
patata, il pomodoro, lo zucchino ed altre indicano la presenza di un
terreno acido, mentre l’erba medica, la fava, l’ortensia segnalano la
presenza di un terreno basico; è da precisare che l’ortensia sui suoli
acidi ha infiorescenza di colore azzurro, su quelli basici di colore
rosa o purpureo.
OROGRAFIA DEL LUOGO
Mi limito ai terreni pianeggianti o in pendio, perché in caso di
avvallamenti si dovrebbe ricorrere ai riporti di terra, che non sono
economici ed hanno tempi più lunghi per fare vegetare la terra
riportata. Inoltre, a colmatura ultimata valgono le stesse
considerazioni per i terreni pianeggianti.
In un terreno pianeggiante per diminuire la sua monotonia orografica
sono da privilegiare forme arboree isolate alte e sovrastanti, sia come
quinte sia come raggruppamenti centrali, per realizzare punti di
interesse visivo che smorzino il livellamento piatto del terreno. Nel
caso di terreno in pendio, se questo non è ripido, si può lasciare il
suo profilo senza modifiche ricoprendolo con piante erbacee perenni ed
arbusti a sviluppo contenuto, che lo rivestono senza alterarne la
visuale; nel caso in cui la pendenza è accentuata, il dislivello può
essere sistemato come un giardino roccioso con una deviazione
dell’acqua di scorrimento; se invece esistono problemi di smottamenti
del terreno è consigliabile realizzare terrazzamenti che realizzate con
muretti di contenimento e completati con scalette in pietrame.
Per motivi estetici, quando è possibile si evitino i muretti in cemento
a faccia vista per il loro impatto visivo negativo anche se il filosofo
dice che è bello ciò che piace; soluzione migliore è la costruzione di
muretti in pietrame; in questo caso si pone però, il problema delle
cave fornitrici che deturpano l’ambiente. L’optimum sarebbe utilizzare
le pietre già disgregate dalla roccia madre; ma il costo della
lavorazione è un ostacolo non secondario.
Nelle scarpate più difficili si possono utilizzare reti di
contenimento; questa soluzione richiede interventi progettuali
specialistici che tengano conto della staticità del terreno e che non
possono essere sintetizzate in poche note.
ALBERATURA POSTA A CONFINE
Per evitare liti con i vicini è opportuno osservare le norme del codice
civile, che sono molto precise sulle distanze della vegetazione dal
confine con i terreni limitrofi. Nell’articolo 892 il codice precisa
tre casi.
Gli alberi d’alto fusto possono essere piantati esclusivamente ad una
distanza di metri 3 dal confine. Gli alberi con fusto non superiore a
metri 3 possono essere piantati ad una distanza di metri 1,5. Gli
arbusti devono distare cm 50 dal confine.
Quando esiste un muro di confine, tali distanze non vanno rispettate
purchè la chioma dell’albero non superi la sommità di tale muro.
POLYGALA MYRTIFOLIA
Nella
primavera del 2006 abbiamo piantato due piccoli arbusti di poligala
a foglie di mirto (polygala miyrtifolia);
erano alti non più di cm 40, oggi dopo solo tre anni dalla
piantumazione, con grande soddisfazione, si è formata una meravigliosa
macchia di colore, tondeggiante, con un diametro di due metri e
un’altezza di cm 140. I due arbusti sono stati piantati in pieno sole,
la posizione migliore in quanto questa pianta necessita almeno di
alcune ore di soleggiamento al giorno.
Con la crescita gli arbusti si sono intrecciati tra loro; presentano un
tronco grigiastro legnoso dal quale si diparte una fitta ramificazione
erbacea. Le foglie lanceolate sempreverdi sono simili a quelle del
mirto; all’apice dei ramoscelli si formano le infiorescenze: piccoli
fiori colore viola riuniti in racemi; è stupefacente il fatto che la
fioritura dura tutto l’anno; soltanto in inverno si riduce, ma non
scompare.
Da
marzo ad ottobre la poligala richiede annaffiature una volta alla
settimana soltanto quando il terreno è completamente asciutto;
eccessive an
naffiature possono
provocare marciumi radicali. In inverno
le annaffiature devono essere effettuate soltanto nei periodi d
i
prolungata siccità.
In primavera si può intervenire con una concimazione ricca
d’azoto.
Unico inconveniente che ho riscontrato, che in effetti potrebbe non
dare fastidio, è il fatto che la poligala attira le api. Per il resto è
un piacevole godimento.
PLUMBAGO CAPENSIS
Se avvertite l’esigenza di proteggere il vostro giardino dalle
sbirciate curiose dei vostri vicini o dei passanti e nello stesso tempo
volete godere di una meravigliosa e copiosa fioritura, vi consiglio di
piantare la piombaggine conosciuta anche
come gelsomino azzurro (plumbago capensis);
il fiore somiglia a quello del gelsomino tranne il colore azzurro
chiaro; ne esistono anche altre varietà che non ho ancora trovato in
commercio a Palermo; le più comuni variano dall’azzurro scuro (plumbago
capensis azureum) al bianco (plumbago capensis alba) al rosso scarlatto
(plumbago capensis rosea).
È un arbusto con steli sottili, sarmentosi, lunghi fino a 3 metri e
oltre, flessibili; se sono utilizzati come rampicanti è necessario
legarli ad un supporto (graticcio, cancellata o fili ancorati alla
muratura) in quanto non si avviluppano al sostegno e ricadono verso
terra.
Le foglie perenni di colore verde chiaro, ovali lanceolate nella parte
superiore si restringono nella zona inferiore fino ad un picciolo
all’attaccatura nello stelo; hanno una dimensione massima di circa cm
6x2,5.
I fiori si presentano in corolle compatte a spighe corte; sbocciano in
primavera e con un continuo ricambio la fioritura dura compatta fino
all’autunno inoltrato; purtroppo, al contrario del gelsomino, sono
privi di profumo.
In autunno è bene tagliare gli steli che hanno portato i fiori sia per
favorire nella primavera successiva la formazione di nuovi getti sia
per evitare il fastidioso inconveniente che i fiori secchi si
appiccichino agli abiti di chi accudisce la pianta.
Finito l’inverno la pianta si presenta alquanto malconcia; non ci si
deve preoccupare in quanto ritornerà presto splendida come prima.
Il plumbago predilige il pieno sole, ma sopporta anche la mezz’ombra;
non tollera il gelo se non per un periodo non prolungato. Queste
esigenze climatiche hanno permesso a questa pianta di attecchire
rigogliosamente nei giardini di Palermo.
Durante il periodo della fioritura richiede frequenti annaffiature
senza fare asciugare completamente la terra; nel periodo invernale
saranno invece limitate ai periodi di eventuale siccità.
Durante la fioritura si può diluire nell’acqua dell’annaffiatura un
concime liquido ricco di potassio in piccole quantità una volta la
settimana.
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HYDRANGEA MACROPHYLLA
In un angolo protetto e molto ombreggiato del vostro giardino
potete mettere a dimora un’ortensia,
ancora meglio un gruppo di ortensie, che faranno da contrappeso alla
parte di giardino in pieno sole; ne esistono molte varietà; la più
comune, non solo a Palermo ma anche nel resto d’Italia, è la Hydrangea
macrophylla. Limito queste note soltanto a questa specie
tenendo conto del microclima palermitano.
È un arbusto rustico e vigoroso con grandi foglie verde scuro, caduche
e con bordo seghettato.
Necessita di terreno particolarmente ricco, pertanto, è bene al momento
della messa a dimora praticare una buona concimazione.
In estate si copre di grandi infiorescenze sferiche di colore diverso
(bianco, rosa, azzurro, blu, rosso, viola)
Per la specie che stiamo illustrando esiste
una relazione tra la natura del terreno ed il colore dei fiori: se il
terreno è alcalino i fiori saranno rosa o rossi, se è acido saranno blu
o porpora, se è neutro saranno di colore crema. In presenza
di terreno acido è possibile intensificare il blu somministrando una
soluzione di solfato di alluminio, mentre se è neutro o acido per
ottenere una colorazione azzurra si può aggiungere
all’annaffiatura un ammendante a base di ferro e di alluminio; questi
prodotti esistono già pronti nei negozi di giardinaggio. Questi
trattamenti si effettuano nel periodo di riposo vegetativo.
Le cure necessarie sono quelle comuni; anzitutto occorre fare aerare il
terreno con la sarchiatura e l’eli
minazione delle erbe
infestanti; è
indispensabile praticare regolari e abbondanti annaffiature per
assicurare una frescura anche in piena calura, facendo, però,
attenzione ai ristagni che possono provocare la fine della pianta;
quando il caldo è eccessivo è opportuno nebulizzare intorno alla chioma
acqua non calcarea per rendere umido l’ambiente, non esagerando perché
un eccesso di acqua favorirebbe la formazione di muffe; nel periodo
primaverile è bene intervenire con fertilizzanti; infine durante la
fioritura vanno eliminati i getti secchi o deboli e quelli rovinati
dalle intemperie.
Nel nostro clima mite la potatura si può
eseguire o in autunno dopo la fioritura oppure dopo l’inverno quando le
gemme sono ben sviluppate; il primo anno, quando la pianta ha un solo
stelo, si pota lasciando solo due gemme per favorire i getti laterali;
nel secondo e terzo anno si lasciano quattro gemme nei nuovi getti
laterali; dal quarto anno in poi si eliminano i rami vecchi e si potano
i getti dell’anno precedente sopra le gemme più grosse verso l’esterno
del ramo.
Un pericolo per la pianta è costituito dalle lumache che sono vere
divoratrici delle foglie ancora piccole e delle gemme.
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